Non sono sparito del tutto, ancora
cerco di farmi poesia, scorrendo
nelle regioni di confine anguste
tra le mie fantasie e i tuoi sentimenti.
Ne ho un godimento consistente come
d’un flottar su onde bizzarre di un tempo
ora statico, frenetico a tratti
lungo linee incostanti e complesse.
Fino a giugno credevo che m’avrebbe
travolto orgasmo d’essere in te amore
ma da luglio in poi sembra di stare oltre,
nella palude asciutta del”mai stato”.
Qui sei tu: la tua carrozza ha cavalli
sbuffanti vapor d’afa dalle nari
zoccoli di pece pestanti zolle
riarse. Tu stai intanto nella calma
che precede la tempesta: è prossima,
che abbia a essere io a scatenarla? Magari
sfogliando soltanto una margherita:
ma a assillarmi non è il m’ama o non m’ama.
Bensì: serve misurar densità
d’acqua che si fa morta? Ma, dicevo:
arrivi tu, dall’angolo d’ignoto
fiore che d’ogni promessa ti spogli.
Mi circuisci calice senza viso
e senza nome; incorporea essenza
d’un miraggio appena fuor dall’oasi
d’apatica, eterea inconsistenza
È il tuo essermi donna che scorre lenta
dalla superficie del mare quieto di sabbia
a por fine a ogni sussulto e travaglio.
Oggi, vorrei tanto che fosse così:
che a saziarmi fosser tuoi baci folli,
il tuo essermi aliena carezza lieve .
Non importa se siamo personaggi
non d’inchiostro ancora, ideali vani
in attesa che ci si inscriva in trama
di romanzo d’appendice d’un tempo
alla nostra pagina sempre bianca
e che, tali, siamo destinati a restare.